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Visualizzazione dei post da 2020

Un passo in avanti!

Quasi come un fulmine a ciel sereno, da alcune testate giornalistiche di grande notorietà, è giunta la notizia che un grande cambiamento sta per avvenire e potrebbe rappresentare la serratura necessaria per sigillare una porta rimasta aperta troppo a lungo.  Siamo in Germania e l'attuale cancelliera Angela Merkel si dimostra propensa a modificare il testo  della Grundgesetz al fine di eliminare il termine razza dal disposto dell' articolo 3 , indirizzato al rispetto del principio di uguaglianza davanti alla legge. La proposta già in passato era stata avanzata dai Verdi ottenendo però un rifiuto da parte del governo federale, che ora però sembra aver deciso in senso contrario rispetto alle sue precedenti opinioni. Una scelta che si pone immediatamente quale spartiacque tra un passato ormai da dimenticare e un nuovo divenire che aspetta solo di essere afferrato.  Le ragioni dietro a questo cambio di direzione, oltre ad avere radici profonde nel contesto socio-culturale contempora

Uno sfogo necessario

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  Buonasera cari lettori, nonostante avessi affermato che sareste stati voi a decidere l'argomento del prossimo articolo, il verificarsi di evento funesto ha sconvolto tutti i miei piani e non ho potuto fare a meno di parlarvene e condividere con voi il mio dolore. Come emerge palese dall'immagine che apre questo articolo, l'evento a cui ho accennato si è tradotto in un crimine brutale, le cui dinamiche hanno sconvolto non poco la mia mente e il mio animo. Nel comune di Vigone, in Piemonte, è stata rinvenuta la carcassa di cane meticcio il cui corpo presentava i segni della fame e del maltrattamento. Ma non è tutto. Secondo la ricostruzione delle autorità locali l'animale è stato legato all'albero e poi abbattuto con i proiettili di un'arma da fuoco non ben specificata e infine il corpo è stato lanciato tra i cespugli. I motivi che hanno spinto il colpevole sono ancora ignoti e le indagini sono in corso di svolgimento, ma per quanto mi riguarda non esiste motiva

Giornata internazionale per l'eliminazione totale delle armi nucleari

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  Il 26 settembre è una data quanto mai significativa nel panorama internazionale, poiché viene celebrata la Giornata internazionale per l'eliminazione totale delle armi nucleari , istituita nel dicembre del 2013 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica circa la pericolosità di questi strumenti di morte e così incentivare il loro smantellamento.  Ma perché sono state create le armi nucleari? Come sono classificate e come agiscono gli Stati per assicurare un futuro che sia libero dalla loro ombra terrificante? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che potrebbero essere avanzati in merito a un argomento davvero molto vasto e su cui la stampa internazionale e specialistica ha a lungo dibattuto. Se dovessi, da un punto di vista soggettivo, esporre le ragioni che hanno indotto alla creazione del Mostro nucleare , che tutto sottomette e tutto divora, allora potrei rispondervi che volenti o nolenti si trattava di una tappa ine

L'epidemia dell'anima

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  Accadeva il 28 Agosto 1963 al Lincoln Memorial di Washington, una data entrata nel cuore e nelle menti degli americani prima e del mondo poi. Il clima che si respirava era quello della rivolta non violenta, della protezione e del riconoscimento di un valore inalienabile, un principio ineliminabile del tessuto sociale che si era così venuto sviluppandosi a partire dal grido di coloro che combatterono nell'Ottantanove settecentesco versando sangue e anima. Un sacrificio che volle farsi insegnamento per coloro che vennero dopo: l'eguaglianza è il pilastro essenziale del vivere sociale. Fu su questa scia che, nel giorno poc'anzi menzionato, un uomo, un eroe sarebbe più corretto affermare, si fece avanti tra le fila del popolo e disse: Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d'Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva

Modern Warfare

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  Il 29 ottobre 2003 fu una data che per molti, me compreso, rappresentò l'inizio di una delle saghe videoludiche più avvincenti e importanti di questo secolo. Il protagonista di questo articolo non necessita di alcuna presentazione, è un videogioco che abbiamo imparato ad amare e ad odiare in alcune circostanze. La saga sta per aggiungere un altro capitolo, quest'anno sviluppato da Treyarch, alla sua vasta famiglia e proprio in questo weekend è stata resa disponibile la versione prototipale del multigiocatore, per darci un assaggio di quello che ci attenderà a partire dal 13 novembre. Per chi ha giocato anche agli altri titoli della saga è palese il fatto che la serie abbia conosciuto, nel corso del tempo, degli alti ma anche dei bassi. Alcuni capitoli non hanno riscosso il successo auspicato, complice un comparto di gioco a volte abbozzato e perciò non apprezzato dai videogiocatori. Ma non intendo perdermi in una disamina su quali siano i capitoli migliori e quelli peggiori,

A clash of Titans.

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  Negli ultimi giorni, o per meglio dire negli ultimi mesi, il mondo del web è stato travolto dalla notizia dell'arrivo, sugli scaffali dei negozi, delle nuove due console di casa Microsoft da una parte e di casa Sony dall'altra. Numerosi sono stati gli articoli in cui sono stati approfonditi gli aspetti tecnici e costruttivi di queste due "macchine da gioco", e ormai anche i rispettivi prezzi di listino sono stati resi ufficiali. Sicché alcuni potrebbero chiedersi il motivo che mi ha spinto a trattare un argomento ormai completamente sviscerato e reiterato su numerosi siti web. Ebbene, le ragioni sottese alla mia decisione sono molto semplici: in primis si tratta di un argomento per me molto interessante, essendo io un grande appassionato di console da gaming e dai videogiochi; in secundis perché voglio offrirvi uno spunto di riflessione alternativo che vada oltre una mera disamina delle specifiche tecniche dell'una o dell'altra console. Detto questo spero ch

Nuovi sogni e nuovi orizzonti.

Salve ca ri l ettori,   è passato davvero molto tempo dal l'ultima volta  che mi sono dedicato alla stesura di un articolo. Potrei dirvi che la mia assenza è stata dovuta a molteplici circostanze e problematiche di varia natura. Tuttavia, il tutto può essere riassunto in poche semplici parole: la verità è che volevo creare qualcosa di ancora migliore. Non me la sentivo di proporre sul blog articoli vuoti di contenuto, aventi l'unico scopo di fare numero e visualizzazioni. Non sarebbe stato giusto per voi e soprattutto per l'ideale che mi ha spinto a intraprendere questo percorso, e così in questi mesi ho pensato attentamente a come sprigionare le reali potenzialità di questa piattaforma comunicativa. Il mio intento era, da un lato, portare alla vostra attenzione contenuti variegati che potessero affascinarvi e, dall'altro, esprimere alla perfezione il mio modo di essere.  L'individuo è tale poiché connubio di molteplici sfumature che ne determinano la personalità e

Playstation o Xbox? Una dicotomia di lunga data.

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Sono ormai più di dieci anni che il mondo videoludico è dominato dalla dicotomia Xbox/Playstation , due piattaforme che, in teoria, dovrebbero offrire al pubblico i medesimi contenuti ma che in realtà garantiscono due esperienze di gioco molto eterogenee. È un dibattito che ha coinvolto, e tutt'ora coinvolge, i milioni di giocatori e di esperti sparsi per tutto il mondo. Per rendersi conto di quanto queste parole corrispondano al vero sarebbe sufficiente recarsi su un motore di ricerca qualsiasi (Google; Microsoft Edge; Safari; Mozilla Firefox), digitare nella barra di ricerca i nomi delle due console sopra menzionate e subito si aprirebbe innanzi a noi una lista quasi infinita di recensioni e di confronti tecnici. Ma non è l’impronta che voglio dare a quest’articolo. Non ho intenzione, infatti, di riportarvi una recensione o un confronto tra due modelli in particolare, ciò che desidero è semplicemente parlarvi da videogiocatore (da gamer se preferite) e dirvi in che modo cambi

L'inizio di qualcosa di nuovo.

Buonasera cari lettori, mi rendo conto che è trascorso un lasso di tempo abbastanza considerevole rispetto alla pubblicazione del mio ultimo articolo e di questo mi scuso con tutti voi. Tuttavia, voglio precisarlo, ciò non è stato dettato dal mio disinteresse per questo enorme progetto che è ThoughtsRoom, anzi il contrario. Proprio in virtù di quella che è l’anima di questo blog ho deciso di espandere sensibilmente la tipologia di contenuti che andrò a trattare. A partire da questo momento ho intenzione non solo di proporvi delle avvincenti e audaci riflessioni con cui dilettare le vostre menti, ma voglio parlarvi anche dei miei interessi e passatempi. In poche parole, il mio intento è quello di portare alla vostra attenzione il mio essere nella sua totalità. Attenzione però, ciò non vuol dire che il format dei precedenti articoli verrà accantonato. Nei prossimi giorni infatti verrà pubblicato un nuovo articolo che si ricollega a tematiche di natura riflessiva e, in un certo sens

Angeli e Demoni.

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Buon pomeriggio cari lettori, prima di iniziare la trattazione della tematica che oggi mi sono prefissato vorrei scusarmi con voi per la mia assenza in questi giorni. Purtroppo, come penso stia accadendo anche a voi ultimamente, sono stato investito e soffocato da una profonda sensazione di monotonia e di oblio tale da non avere la capacità mentale necessaria per dedicarmi ai miei lavori di scrittura. Tuttavia, grazie anche al sostegno delle persone che mi stanno accanto e quotidianamente mi dimostrano affetto, la mia mente ha finalmente abbandonato i toni cupi e grigiastri che la attanagliavano e si è nuovamente immersa in un oceano di tinte variopinte. Nei prossimi giorni riprenderà anche la rubrica “Noi e la storia” con un argomento che spero possa saziare la fame di curiosità e interesse che aleggia nelle vostre menti. E ora, senza ulteriori indugi, mi accingo a parlarvi di un argomento che ho deciso di mutuare dalla citazione presente in un libro che mi ha tenuto assorto

Si può definire la fede?

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Buona sera cari lettori, sono qui oggi per condurvi all'interno di una discussione non semplice da affrontare, a causa delle numerose biforcazioni che ne potrebbero derivare. Oggetto del nostro dialogo sarà la fede, un concetto i cui contenuti sono mutevoli poiché fortemente soggettivi e non si prestano a una facile definizione. Tuttavia, vorrei comunque cimentarmi nella spiegazione di siffatta tematica tentando di affrontarla non per via di strumenti analitici, la mia infatti non sarà un’indagine scientifica, bensì attraverso un punto di vista più empatico, più personale. Ritengo invero che questo sia l’approccio più soddisfacente essendo che, è giusto farlo notare, la fede riguarda il nostro intimo sentire. Nell'esporvi queste mie riflessioni però, ho intenzione di avvalermi dell’ausilio di un maestro del passato, Biagio Pascal. In particolare, sulla scia di quanto è già avvenuto nel precedente articolo, citerò una parte di uno dei suoi scritti per sviluppare meglio i

Quando l'ignoranza giova.

Buonasera cari lettori, chiedo venia per la mia assenza in questi giorni e per la mancata pubblicazione dell’articolo che avevo preannunciato. I motivi di fondo a queste mie mancanze si biforcano: da un lato non nascondo di essermi lasciato trasportare dal clima festivo della Pasqua con pranzi e cene ricche di vivande; dall'altro ho ritenuto necessario dedicare all'argomento di cui volevo parlarvi un maggiore approfondimento, per potarvi una spiegazione chiara e concisa dei concetti contenuti al suo interno. Oggi, inoltre, sono qui per rendervi partecipi di una riflessione che mi è sorta mentre ero focalizzato sulla lettura di un passo di Nicola Cusano , filosofo del XV secolo e autore dell’opera De docta ignorantia , in cui emerge un concetto molto caro anche al pensiero socratico. Il passo cui mi riferisco è il seguente: “Una congrua adeguazione del noto all'ignoto eccede la ragione umana, sì che a Socrate parve di non sapere altro che di non sapere…. E altri disse

Conoscere il passato per costruire il futuro.

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Buongiorno cari lettori, l’argomento che tratteremo oggi è frutto, lo confesso, di un’idea che è apparsa in maniera quasi istantanea mentre leggevo la biografia di uno dei grandi personaggi dell’epoca romana: Diocleziano. Un uomo fortemente ancorato alle tradizioni ma dotato di un marcato pragmatismo. Tuttavia, egli non sarà il soggetto destinatario del nostro discorso e delle nostre riflessioni. Mentre infatti mi accingevo all'analisi delle sue gesta, politiche e militari, ho iniziato a interrogarmi e a riflettere su quanto possa essere fondamentale conoscere la storia, e in generale il passato, anche a più di un millennio di distanza. Quando molto spesso ascolto persone dire che il passato è passato o che deve essere dimenticato, non posso fare a meno di pensare a quanto le loro affermazioni siano errate e non tengano conto dell’attuale contesto sociale, politico, economico, culturale e dell’enorme vincolo che lo lega alle vicende passate. Il passato, ciò che è stato, rappr

Rubrica: Noi e la storia. L'Inquisizione, genesi e motivazioni.

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Buongiorno cari lettori, sono qui oggi per parlarvi, come da me preannunciato, del primo argomento della nuova rubrica “Noi e la storia” , il quale andrà a incentrarsi sulla genesi dell’Istituzione dell’Inquisizione. Si tratta di un argomento che non è stato facile per me da affrontare. È stato necessario, per fornirvi una spiegazione chiara ed esauriente, consultare e ricercare numerose informazioni molto spesso in conflitto fra loro. Quello che oggi andrò a esporvi non sarà un semplice racconto di storia o una mera narrazione degli eventi (per un siffatto fine le letture scolastiche sono più che sufficienti) poiché altrimenti sentirei di tradire quella che è l’essenza di questa rubrica: non una storia di fatti ma di uomini e donne come noi. Il mio intento è, in virtù di quanto ho appena detto, quello di riportarvi gli eventi così come io li ho interpretati e cercando di indagarne la ratio, il motivo alla base della loro genesi. Spero che il compito mi riesca e che possiate appre

Una nuova Tappa.

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Buonasera cari lettori, sono qui oggi per inaugurare una nuova rubrica del blog il cui titolo è “Noi e la storia” . Si tratta di un’idea già da me partorita da un paio di giorni, per potervi offrire una varietà di argomenti e di tematiche onde evitare la monotonia che ultimamente regna sovrana. La rubrica, e con essa i suoi argomenti, ci condurranno in un viaggio all'interno dell’intricato e affascinante mondo che è la storia. Quest’ultima intesa non solo come sequenza di eventi appartenenti a un passato che ci appare ormai remoto, bensì come il lascito di coloro che hanno fatto parte di quegli eventi e dunque della storia medesima. Un altro dei motivi che mi ha indotto a dedicare al fenomeno storico un così largo spazio nel mio blog deriva dalla diffusa sottovalutazione cui lo stesso è soggetto. Molto spesso si affronta la storia con uno sguardo superficiale, soffermandosi quasi esclusivamente sulla narrazione degli eventi così come sono riportati. Tuttavia, ed è questo che a

La Terra e noi, una madre e i suoi figli

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Buongiorno cari lettori, benvenuti in questo nuovo articolo dove vorrei discutere di alcuni pensieri che, da un po' di tempo a questa parte, hanno iniziato a riversarsi all'interno della mia mente. Il nostro Paese e la società tutta sono oggi scossi da avvenimenti che hanno risvegliato e amplificato il mostro della paura e del dubbio che purtroppo sa celarsi, come un predatore tra le siepi del nostro inconscio, in attesa del momento propizio per attaccare e iniziare a divorarci. A ciò si aggiunga anche questa condizione, quasi di prigionia forzata a voler estremizzare, che aggiunge ulteriore inquietudine alle nostre menti già ampiamente turbate. Tuttavia, vorrei farvi notare che se da un lato ci troviamo innanzi a una rappresentazione del reale avulsa dal drammatico e dalla criticità, dall'altro possiamo scorgere piccole oasi rigogliose che potrebbero e dovrebbero indurci a un’attenta riflessione. Nel corso di queste settimane sono state condivise, a mezzo di varie pia

Chi ha detto che la magia non esiste?

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Uno dei primi ricordi della mia infanzia deve la sua genesi a un libro di storie che mi fu regalato in un tempo che, ormai, sembra un secolo fa. Era un testo in cui erano raccolte una serie di storie, di favole e di fiabe, che leggevo con grande interesse poiché descrivevano mondi e scenari così irreali da risultare affascinanti. E in molte di queste realtà, di questi mondi simili e diversi dal mio, uno dei concetti cardine su cui poggiava l’intera struttura del racconto era la magia. Un concetto che ha subito numerose interpretazioni a seconda delle idee e dei contesti in cui era calato. Volendo, per esempio, inoltrarci nei sentieri della storia antica, possiamo notare che in molte civiltà del passato l’elemento magico riveste un ruolo chiave di enorme importanza, essendo il pilastro su cui poggia gran parte dell’apparato mitologico e sacrale delle civiltà medesime. Basti pensare alle leggende de tradizione greca prima e romana poi, oppure al complesso mitologico della cultura n
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Cosa vuol dire amare? Un quesito di non facile spiegazione, colmo di molteplici sfumature, avulso dal carattere della relatività e facilmente degenerante in evidenti tautologie. L’amore è un concetto polivalente che, fin dalla nostra tenera età, ci è stato inculcato attraverso una serie insegnamenti sia morali che religiosi. Darne una definizione unitaria e universalmente valida potrebbe risultare un compito assai arduo, tenendo ben presente la natura poliedrica poc’anzi prospettata. In questo contesto, parlarne in termini di semplice emozione potrebbe risultare fin troppo semplicistico e generalizzante considerando l’illimitatezza del suo potenziale. Tuttavia, non sono qui oggi per dirvi cos’è l’amore in senso assoluto e universale. Manco, purtroppo, delle conoscenze e degli strumenti idonei a svolgere un simile compito. Oggi voglio dirvi cos’è l’amore per me, cosa significa per me amare ed essere amati. In un certo senso vi sto offrendo, per così dire, uno scorcio sul mio c
Buongiorno cari lettori, oggi vorrei portare alla vostra attenzione un argomento che viaggiava nella mia mente già da un po’ di tempo, ma che non ero ancora riuscito a esprimere nel modo giusto; almeno fino ad ora. Penso che tutti noi, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo sentito pronunciare il famoso proverbio che recita: chi si accontenta gode. Espressione che viene utilizzata, nella maggior parte delle occasioni, per consolarci dopo una sconfitta oppure per farci desistere dal compiere qualcosa che potrebbe risultare troppo arduo per le nostre capacità. Personalmente mi capitava di sentirla molto spesso all’università, quando ci si organizzava per svolgere uno o più esami consecutivamente. Tuttavia, verrebbe e viene da chiedersi, l’accontentarsi, la rassegnazione possono davvero generare in noi soddisfazione? A questo proposito vorrei citare, per avvantaggiarmi nella spiegazione, una frase presa da una delle opere di Paulo Coelho: “non sei sconfitto quando perdi ma qu